Approfondimenti, Cantine

Giorgio Colutta: in Friuli pensando al Sudafrica

Prosegue il viaggio di Top Italian Wine in Friuli. Seconda tappa nell’azienda agricola Giorgio Colutta, detta anche “Bandut”, dal nome di uno dei poderi di proprietà, ma anche Colutta Wine, colutta affinamentoper rappresentare lo sguardo al mondo del suo proprietario.

A dimostrazione di ciò, Giorgio Colutta, titolare dal 1998, ci accoglie raccontandoci del Sudafrica, del viaggio enoturistico da cui è appena tornato e di quanto gli italiani abbiano da imparare da chi il vino lo produce là.

Siamo a Manzano, distretto della sedia e proprio un’enorme sedia, colutta sediala più grande del mondo, alta 20 metri, fa bella mostra di sé entrando in paese proveniendo da Gorizia. L’azienda Colutta è inglobata in questo piccolo centro abitato, già non più pianeggiante.

La cantina e gli uffici sono in un edificio del ’700 ristrutturato a partire dal 1999; la sala di degustazione con il suo richiamo al passato dà una sensazione di calda accoglienza. Poi però ti accorgi che la modernità si esprime in tutte le sue potenzialità, sia con la varietà delle etichette proposte, sia nei mezzi tecnici utilizzati, innovativi e personalizzati, per non lasciare niente al caso quando l’obiettivo è la qualità.

colutta saloneI carri-vendemmia aziendali sono due, di piccole dimensioni e – come spiega Colutta – adattati per scaricare le uve a vibrazione, in modo da non rovinare i grappoli. Sono già pronti per la vendemmia, che in questa estate 2015 inizierà entro fine agosto per le varietà più precoci.

colutta friulano

Dal 2008 è attivo un impianto fotovoltaico che rende autosufficiente dal punto di vista energetico sia la cantina che la casa. Entrambe vengono in parte riscaldate con i residui della potatura grazie all’installazione, nel 2014, di una caldaia a cippato.

Vasche di cemento raccolgono l’acqua piovana che poi viene utilizzata per i trattamenti e per la linea Ecofriendly vengono utilizzati cartoni, carta e sughero riciclati.

Su 20 ettari, in parte di proprietà in parte in affitto, l’azienda Colutta produce 120-130.000 bottiglie l’anno, il 50% delle quali esportate (fino alla fine degli anni ’90 questa quota era solo del 5%). Per questo la retroetichettatura delle bottiglie viene fatta solo dopo l’acquisizione dell’ordine, giusto prima della spedizione.

Ampia la varietà delle diverse doc dei Colli Orientali del Friuli (dal Friulano allo Schioppetino, dal Verduzzo alle 1.000 bottiglie di prezioso Picolit ottenuto in purezza), completata dagli spumanti, tra cui il Prosecco, “richiesto all’estero – spiega Colutta – come completamento di gamma”. Tre le linee di produzione: Tradizionale, Cru ed Ecofriendly.

Il 7-8% del vino prodotto viene venduto direttamente in cantina ed è qui che Colutta si infervora parlando di Sudafrica.

“Io e mio figlio – dice – siamo stati lì per incontrare quello che è il nostro importatore da due anni. Anche lui ha un’azienda, con 17 ettari di vigneti a varietà italiane”.

“In Sudafrica il turismo del vino è un’altra cosa – prosegue -. Ti fanno degustare vino, ma anche formaggi. Per loro si tratta di una vera attività”, non di qualcosa di collaterale, e ci investono progettualità, tempo e risorse.

Giorgio Colutta, a sinistra, e Stefano Grancini di Top Italian Wine

Giorgio Colutta, a sinistra, e Stefano Grancini di Top Italian Wine

Detto da uno che oltre ad aver aperto la sua cantina agli enoappassionati offre pure delle stanze in bed&breakfast con piscina in mezzo ai vigneti, questa osservazione fa riflettere.

A conclusione della nostra visita, Giorgio Colutta ci offre il suo Verduzzo Friulano: giallo dorato, profumato, dolce e robusto, una vera delizia per il palato.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>