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Il Vino Santo Trentino famoso nell’antichità, seducente oggi, emozionante tra 50 anni

Conosciuto già da Etruschi e Celti il Vino Santo Trentino è

Già nel 1800 il Vino Santo Trentino veniva prodotto a Castel Toblino (foto www.tr3ntino.it)

Già nel 1800 il Vino Santo Trentino veniva prodotto a Castel Toblino (foto www.tr3ntino.it)

arrivato ai giorni nostri con questo nome perché le uve vengono pigiate durante la Settimana Santa o forse perché ci vuole la „pazienza di un Santo“ per produrlo.

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Il Vino Santo Trentino Doc è un vino passito di colore tra il giallo dorato brillante e il giallo ambrato.

La presenza di un vino dolce in Trentino è testimoniata fin da tempi molto antichi. Pare che perfino i primi colonizzatori della regione – Etruschi e Celti – conoscessero e apprezzassero un vino molto dolce che usavano nelle cerimonie sacre. Ma fu Michelangelo Mariani, il cronista dei vini del Concilio di Trento (iniziato nel 1545 e durato tra interruzioni e spostamenti di sede fino al 1563), a circoscrivere la zona di produzione, scrivendo „vini confacevoli e salubri i bianchi di Calavino” e ancora “vini rari che hanno dell’aromatico quelli di Toblino”. Sembra poi che già nel 1822 i ricchi conti di Wolkenstein producessero Vino Santo nelle cantine di Castel Toblino.

È un vino da sempre prezioso: all’inizio del Novecento una bottiglia di Vino Santo arrivava a costare sei-sette volte una bottiglia normale. È per questo che prima di ipotizzarne un commercio, con tutta probabilità, i contadini della Valle ne producevano piccolissime quantità solo per l’uso personale, per tenere in casa una bottiglia di vino speciale da offrire ad un ospite di riguardo.

Nasce dall’uva Nosiola coltivata nella Valle dei Laghi su terrazzi chiamati “frate”. Si tratta di un vitigno autoctono a bacca gialla davvero unico, da cui si producono due tipi di vini completamente differenti tra loro, il Trentino Doc. Nosiola e il Vino Santo.

Soltanto i grappoli migliori vengono selezionati tra quelli raccolti ad ottobre e stesi per 5- 6 mesi sulle tipiche “arele”(graticci di metallo o legno), favorendo così il lento appassimento naturale che si protrae per tradizione fino alla Settimana Santa, grazie alla costante ventilazione garantita dall’Ora del Garda. L’opera è completata dalla muffa nobile (Botrytis cinerea) che si sviluppa all’interno dell’acino accentuandone la disidratazione, favorendo così la concentrazione degli zuccheri e producendo un bouquet tipico.

Durante la settimana Santa avviene la tradizionale pigiatura. Dopo almeno tre anni di maturazione, in piccole botti il Vino Santo Trentino può essere immesso al consumo.

Il Vino Santo può ulteriormente affinare in bottiglia senza problemi anche per decenni, dimostrandosi così uno dei vini più longevi in assoluto, capace di regalare emozioni anche dopo 50 anni dalla vendemmia.

Dicono che il Vino Santo si chiami così per via del periodo di torchiatura. Oppure perché per produrlo occorre la “pazienza di un Santo”.

Vino che, per la sua struttura, sa accompagnare al meglio i particolarissimi formaggi erborinati: dal Gorgonzola al Roquefort, dal Blue Stilton al Cabra, tanto per citare i più famosi. Ma non solo formaggi, anche il foie gras risulta un interessante abbinamento per il Trentino Doc Vino Santo.

Ottimo con un dolce tipico trentino, uno zelten o una torta di „fregoloti“. Oppure come vino da meditazione.

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