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I passiti di Top Italian Wine a Vinitaly

Apparentemente a Vinitaly i vini passiti e i vin santi non sono molto presenti e poche e sporadiche sono state le iniziative a loro dedicate negli anni.

Vinitaly 2015 - Foto Ennevi

Vinitaly 2015 – Foto Ennevi

Andando però a guardare tra gli stand del 49° Vinitaly, che si è svolto quest’anno dal 22 al 25 marzo, era possibile trovare, accanto a nomi famosi, anche le etichette di piccole cantine che hanno deciso di dedicare parte del loro impegno a produrre questi vini, costosi e non semplici da fare e a volte un po’ difficili da vendere.

Questi vini di una tradizione considerata un po’ passata sembrano voler trovare una nuova dimensione, magari più moderna, grazie all’idea, un po’ pazza ma per molti versi condivisibile, del Consorzio del Soave e del Recioto di Soave, che vuole proporre il passito eleven to eleven, cioè dall’aperitivo al dopo cena.Vinitaly soave

Per fare una riflessione sui vini passiti e sui possibili canali di vendita che rendano più facile trovarli e quindi degustarli con stili di consumo che valorizzino le differenti denominazioni, Top Italian Wine e Consorzio del Soave hanno organizzato durante Vinitaly l’incontro “Il Recioto di Soave e I suoi fratelli (Gli stili, la tavola, i momenti di consumo e la vendita dei vini passiti)”.

Nel corso della conversazione, i partecipanti, tutti giovani a dimostrazione dell’interesse che suscita questa tipologia di vino anche nelle nuove generazioni, hanno potuto degustare, sotto la guida di Luigino Bertolazzi – presidente Sezione Veneto Occidentale di Assoenologi – sei diverse tipologie di passiti bianchi e tre rossi, mentre altri cinque passiti erano disponibili in banco di assaggio.

Si è trattato di un’occasione di degustazione più unica che rara, ben 13 denominazioni diverse, e che etichette! Merita citarle.

In degustazione

  • bianchi: Recioto di Soave, Picolit (Giorgio Colutta), Sciacchetrà (Possa), Vin Santo (Castello di Monsanto), Moscato di Saracena (Cantine Viola), Passito di Pantelleria (Martingana di Salvatore Murana);
  • rossi: Recioto della Valpolicella, Vin Santo Occhio di Pernice (Badia a Coltibuono), Montefalco Sagrantino (Antonelli San Marco, in questo caso presentato dal produttore, Filippo Antonelli, presidente della Fondazione Vini Passiti, che ha anche raccontato come il Sagrantino sia stato dall’antichità fino agli anni ’70 solo un passito, diventato secco per motivi di mercato).

Al banco di assaggio

  • Torcolato (Firmino Miotti), Moscato di Scanzo (Il Cipresso), Albana di Romagna (Leone Conti), Greco di Bianco (Capo Zefirio), Ramandolo (Dri il Roncat).

A parte i Recioti di Soave e della Valpoliccella, forniti da soci del Consorzio che giocava in casa, tutte le altre etichette sono state proposte da Top Italian Wine (rappresentata durante l’incontro dal suo ideatore, Stefano Grancini), scegliendo dal suo portale specializzato “Passito e dintorni”.

L’offerta di Top Italian Wine comprende 29 denominazioni. Si tratta di un negozio online dedicato ai passiti che, unico nel suo genere, permette l’acquisto di poche bottiglie per etichetta alla volta anche a wine bar ed enoteche, consentendo la creazione di un’ampia carta dei passiti senza la necessità di alti costi di magazzino – come ha fatto notare durante l’incontro di Vinitaly Andrea Terraneo, presidente di Vinarius (Associazione Enoteche Italiane).

Al di là dell’opionione dei relatori, interessante analizzare le impressioni dei partecipanti alle degustazioni. Tutti giovani e giovanissimi, hanno gradito prodotti come il Recioto di Soave, il Torcolato, l’Albana di Romagna, il Ramandolo – adatti per un aperitivo o a pasto per accompagnare sia piatti della tradizione che etnici e fusion… provare per credere. Da pura degustazione, invece, grandi vini di produttori ancora più grandi, come il Martingana di Salvatore Murana (vero nettare nel bicchiere), lo Schiacchetrà di Possa, il Vin Santo Occhio di Pernice di Badia a Coltibuono, mentre altri esaltano una pastafrolla o una torta al cioccolato (l’importante è non sbagliare abbinamento perché i passiti non sono tutti uguali e nemmeno i dolci) o vanno a nozze con formaggi erborinati più o meno stagionati.

Sembra, quindi, che oltre alla volontà dei produttori, ci sia anche una curiosità che spinge chi è meno legato alla tradizione ad approcciarsi ai vini passiti con lo spirito di ricerca del vero wine lover.

E proprio dalla conoscenza delle differenze si deve partire per esaltare le potenzialità di ogni denominazione, esattamente come si fa quando scegliamo tra un Lugana e un Brunello di Montalcino.

Da destra: Andrea Terraneo (presidente Vinarius)  Filippo Antonelli (presidente Fondazione Vini Passiti), Stefano Grancini (Top Italian Wine), Luigino Bertolazzi (presidente Assoenologi Sezione Veneto Occidentale)

Da destra: Andrea Terraneo (presidente Vinarius) Filippo Antonelli (presidente Fondazione Vini Passiti), Stefano Grancini (Top Italian Wine), Luigino Bertolazzi (presidente Assoenologi Sezione Veneto Occidentale)

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