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Sciacchetrà, il nettare dei poeti dai tempi di Petrarca e Boccaccio

Lo Sciacchetrà è un vino passito prodotto nelle Cinque Terre, in Liguria, a strapiombo sul mare.sciacchetrà

Il nome Sciacchetrà deriva probabilmente da “shekar”, un termine semitico molto antico indicante delle bevande fermentate.

Il primo ad introdurre in forma scritta un nome simile all’attuale sciacchetrà fu Telemaco Signorini (1835-1901). Il pittore nelle sue memorie su Riomaggiore cita più volte il vino prodotto da queste parti definendolo buon vino, ma si sofferma anche nella descrizione del passito: “A settembre, dopo la vendemmia, si stendono le miglio uve al sole per ottenere il rinforzato o lo sciaccatras, che così è chiamato un vino squisitissimo…”.Giosuè Carducci lo descrisse come l’essenza di tutte le ebbrezze dionisiache, Giovanni Pascoli ne richiese l’invio di poche bottiglie “in nome della letteratura italiana”, Gabriele D’annunzio lo descrisse come “profondamente sensuale”.

Prima di loro ne parlarono Boccaccio e Petrarca e oggi alcune delle migliori etichette si possono trovare su Top Italian Wine, così da provare le stesse emozioni.

sciacchetrà 1Anticamente le Cinque Terre, con quella bellissima costa aspra e montuosa che scende a picco sul mare, erano tutte ricoperte di boschi che nel tempo si sono trasformati in terrazzi (i famosi ‘cian’) di orti, oliveti e vigneti.

I vini prodotti da quelle uve hanno caratteristiche sorprendenti dovute al microclima (mare, roccia, venti, sole).

Ancora non si sono scoperte le loro origini.

Lo studioso Salvatore Marchese sostiene che forse sono stati esuli greci a Riomaggiore nell’8° secolo a.C. ad avere introdotto la tecnica dell’appassimento per lo “sciacchetrà”.

L’Ente Parco Nazionale delle Cinque Terre e i viticoltori indipendenti fanno di tutto per ricuperare le zone abbandonate, alcune raggiungibili solo con il trenino a cremagliera che porta in quota i vignaioli e i loro attrezzi da lavoro.

Molte vigne sono coltivate “alla greca”, basse, come un tempo in tutte le zone battute dai venti, perciò la raccolta dei grappoli è ancor più faticosa: si deve entrare in ginocchio sotto le pergole, facendo estrema attenzione a dove si mettono i piedi.

Veronelli definiva “angeli matti” i vigneron delle cinque Terre. “Matti” per le immani fatiche a cui si sottopongono, “angeli” non solo perché producono vini unici, ma soprattutto perché, tenendo il terreno in ordine e mantenendo i muretti a secco che modellano e contengono il terreno, mantengono l’equilibrio idrogeologico, evitando le frane e quindi salvaguardando il territorio.

Nel 1997, su istanza della provincia della Spezia, le Cinque Terre sono state inserite tra i Patrimoni dell’umanità dall’UNESCO.

La zona di produzione ricade nella provincia della Spezia e comprende i terreni vocati alla qualità degli interi comuni di Riomaggiore, Vernazza e Monterosso nonché parte del territorio del comune di La Spezia.

I vitigni utilizzati per la produzione dello Sciacchetrà sono il Bosco per almeno il 40%, l’Albarola ed il Vermentino fino ad un massimo del 40%.

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