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Picolit Ronchi di Cialla: a New York con il foie gras a San Francisco no

Il Picolit Ronchi di Cialla piace Picolit Ronchi di Ciallanella Grande Mela, dove nei ristoranti viene servito per accompagnare il foie gras e i formaggi piccanti o da solo dopo cena, e lo puoi trovare a San Francisco, ma qui niente foie gras perché lo Stato della California ne ha vietato il consumo.

A raccontarlo Ivan Rapuzzo, figlio di Paolo e Dina, fondatori dell’azienda all’inzio degli anni ’70 e precursori di un movimento di ritorno che si sarebbe manifestato 20-30 anni dopo, e che li portò a lasciare l’Olivetti e l’informatica per la campagna.

“All’estero – dice Ivan Rapuzzi – questo vino viene maggiormente valorizzato come vino da meditazione, mentre in Italia tendiamo a servire i passiti con il dessert. Dolce con dolce, però fa perdere la complessità e la finezza di questi vini”.

Per questo sarebbe auspicabile una loro valorizzazione anche in Italia come vini da meditazione… in attesa di trovare una definizione che li sdogani anche dal peso di essere così seri e li faccia diventare vini da gustare da soli, ma non necessariamente in solitudine… meditando.

Il Picolit Ronchi di Cialla è un vino che ben rappresenta la complessità e la finezza dei profumi e degli aromi dei vini passiti.

“Ne facciamo poche bottiglie – spiega Rapuzzi – e l’attenzione alla qualità è tale che il Picolit Ronchi di Cialla può essere definito a pieno titolo una selezione della selezione”.

Per questo il numero di bottiglie può variare da un anno all’altro e addirittura è successo che 2-3 annate non siano state prodotte.

E poi il Picolit Ronchi di Cialla è prodotto con le uve di un cru posto sui terrazzamenti di un borgo medievale di nome Picolit: “Se il toponimo c’è è perché da sempre qui viene coltivato il Picolit. Se si chiama così certamente è per la grande vocazione di questa zona alla produzione di questo vitigno”.

Il Picolit Ronchi di Cialla è sicuramente un vino importante, che può invecchiare anche oltre i 30 anni. Molto profumato e con un sapore in equilibrio tra la parte dolce e quella acida (leggi la nota di degustazione su Top Italian Wine), viene consigliato di degustarlo in bicchieri a piccola coppa con bordo che chiude leggermente; riempito non oltre la metà – quasi a sottolineare la rarità del vino – per trattenere il profumo e renderlo tutt’uno con il gusto.

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