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Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve… con lo Schiacchetrà Possa

Con le caldarroste per recuperarne la tradizione sciacchetrà-abbinamento-libroconviviale, con delle caramelle di pasta ripiene al gorgonzola e pere per chi è in cerca di un abbinamento raffinato e da gourmet, in “solitaria” come dice il suo produttore evocando con una sola parola l’ascesa alpinistica (anche se non siamo sulle Alpi ma sulle scogliere delle Cinque Terre a strapiombo sul mare di Liguria) e la perfetta completezza dello Sciacchetrà 2010 Possa. Ma per continuare a giocare con gli abbinamenti, Samuele Heydi Bonanini, proprietario dell’azienda Possa, propone di degustare il suo vino leggendo un libro.

Quale libro? “Un libro non impegnativo – dice Bonanini -, che liberi la mente perché devi pensare a quello che stai bevendo”.

Non viene proposto un titolo, ma l’idea di come approcciarti a questo vino… rimango un po’ perplessa, poi penso che se vogliamo uscire dal solito schema che relega splendidi passiti nelle posizioni di rincalzo dobbiamo fidarci di chi quel vino lo produce.

Samuele Bonanini è un giovane produttore che ama la sua terra difficile e lavora duramente per trarne il meglio – Veronelli definì i produttori dello Schiacchetrà “angeli matti” per la tenacia con cui domano e modellano la roccia con i loro terrazzamenti -, ma è giovane ed è perciò giusto che pensi al suo Schiacchetrà con la leggerezza dell’età.

Allora cerco sulla libreria uno dei libri più divertenti che ho letto negli ultimi anni. Badate bene, ho detto divertente, anche surreale, ma sicuramente non banale: “Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve” di Jonas Jonasson.

E così scopro il piacere di ridacchiare tra me e me mentre leggo, godendo del momento ancora più intensamente perché accompagnato da uno splendido passito e perché libera dall’austerità e dalla convenzione dei soliti abbinamenti.

Lo Sciacchetrà 2010 Possa, come dice Mauro Giacomo Bertolli nella nota di degustazione redatta per Top Italian Wine – dove questo vino è in vendita – è profondo al naso, con strati successivi di percezioni, dalla confettura, soprattutto albicocca, ai canditi, senza tralasciare le spezie ed un che di silvestre. In bocca è piacevole, non stucchevole, dotato di buon equilibrio.

“Per capire il mio Sciacchetrà – dice Bonanini – bisogna sapere cosa c’è dentro. Dopo l’appassimento delle uve, la sgranatura viene fatta manualmente per scegliere solo gli acini perfetti“.

Un lavoro e un risultato ben diversi che con la sgranatura a macchina, “un vero spartiacque tra produttori“ – afferma Bonanini.

Anche i tempi di lavorazione sono diversi: “Nel 2008, anno di grande quantità (non si va comunque oltre le 1.000 bottiglie) – racconta Bonanini – per la sgranatura abbiamo lavorato in 8 per 15 giorni“.

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