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Nell’Erbaluce di Caluso le lacrime della ninfa Albaluce, figlia di Sole e Alba

 

Il murale della ninfa Albaluce a Caluso in provincia di Torino

Il murale della ninfa Albaluce a Caluso in provincia di Torino

La leggenda narra che i  tralci di vite Erbaluce nacquero dalle lacrime di Albaluce, figlia degli amanti Sole e Alba, per le disgrazie successe agli uomini. Dalle uve di questo vitigno si produce un vino passito che può essere invecchiato fino a 40 anni.

L’Erbaluce di Caluso passito è un vino passito di colore che può andare dal giallo oro all’ambrato, ottenuto esclusivamente con uve Erbaluce.

L’Erbaluce di Caluso è un vitigno autoctono del Canavese, regione storico-geografica del Piemonte a cui appartiene il comune di Caluso, estesa tra la Serra di Ivrea, il Po, la Stura di Lanzo e le Alpi Graie, ossia il territorio compreso tra Torino e la Valle d’Aosta e, verso est, il Biellese e il Vercellese.

l vitigno è stato introdotto in loco dai romani: probabilmente deriva dal Greco di Fiano. Nelle colline torinesi che guardano la Val d’Aosta, soleggiate e sottoposte ad un buon sbalzo termico tra la notte ed il giorno, ha trovato il suo habitat naturale.

È un vitigno versatile perché può essere vinificato in tre tipologie diverse: bianco secco, spumante e passito.

Il suo nome si deve alla favola di Albaluce. La leggenda racconta che un tempo le colline di Caluso erano popolate da ninfe e da Dei. Alba era una di queste Dee ed un giorno, sulla riva del ruscello, incontrò il Sole. Si innamorarono, ma non potevano vedersi mai. La Luna accorse in soccorso degli innamorati infelici, interponendosi sul cammino del Sole: durante l’eclissi il Sole raggiunse nascosto la Terra per incontrare Alba. Da quell’incontro nacque la ninfa Albaluce.

La bellezza e la grazia di Albaluce erano tali che tutti gli abitanti del territorio facevano a gara ad offrirle doni ed omaggi.

Un periodo di carestia costrinse gli abitanti a cercare di prosciugare il lago per ricavare nuove terre fertili, ma l’acqua straripò è distrusse i villaggi attorno al lago.

Albaluce ne fu così addolorata che pianse per giorni e notti intere. Le sue lacrime si trasformarono in tralci di vite che produssero uva bianca, che fu chiamata Erbaluce.

L’Erbaluce passito fa parte della tradizione del territorio: ogni famiglia nei dintorni di Caluso raccoglieva le uve più belle e le metteva ad appassire nei sulé (i solai) per ricavarne un vino dolce estremamente longevo.

Come si fa ora questo passito ?

I grappoli dell’uva Erbaluce vengono sottoposti a un periodo di appassimento in locali arieggiati, le cosiddette “passitaie”, dove rimangono, distesi su graticci o appesi per il peduncolo, per circa 5 mesi (l’appassimento dura dalla vendemmia fino a febbraio dell’anno dopo la vendemmia). A marzo inizia la pigiatura. Dal primo giorno di novembre successivo alla vendemmia, devono passare almeno 3 anni prima della commercializzazione, come previsto dal Disciplinare (4 anni per l’Erbaluce di Caluso Passito Riserva).

È un vino con notevole capacità di invecchiamento: anche oltre i 30 – 40 anni. Alcune delle migliori etichette sono in vendita su Top Italian Wine, dove si possono leggere le schede di degustazione realizzate dal giornalista Mauro Giacomo Bertolli.

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